06.072017
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Decadenza della concessione demaniale per il Porto di Imperia, il Consiglio di Stato studia le carte

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Gestione dello scalo marittimo ad un bivio: tutto è nelle mani dei giudici romani.

Imperia. Tra dieci giorni, o al massimo due mesi, il Consiglio di Stato si esprimerà in merito al ricorso contro la decadenza della concessione demaniale emessa dal Comune a carico della Porto di Imperia Spa. I giudici romani si sono ritirati in camera di consiglio proprio per decidere se accogliere o meno il ricorso dei legali della Spa, che, in questo caso, tornerebbe in possesso della concessione dello scalo marittimo.

Questa mattina davanti al Consiglio di Stato, in un’udienza durata meno di mezz’ora, sono intervenuti i legali delle parti in causa: la Porto Spa, il Comune di Imperia, quelli del fallimento e ancora i legali delle banche che avevano concesso i prestiti per la costruzione del bacino. Il legale che cura gli interessi del Porto ha sottolineato che i soldi dei canoni demaniali sono stati comunque incassati dal comune attraverso le assicurazioni, mentre il legale che ha seguito la vicenda del fallimento ha spiegato come questo sia stato già annullato in Appello e si attenda ora sentenza definitiva della Cassazione.
Oggi era in programma anche un’udienza in Corte di Appello a Genova. Ai giudici della Lanterna si è infatti rivolta Imperia Sviluppo, la compagine di imprenditori locali capitanata da Gianfranco Carli, socia della Porto Spa, che chiede la sospensione del procedimento di liquidazione della società almeno fino a quando la Corte di Cassazione non si sarà espressa in merito al ricorso contro il fallimento della stessa Spa. Anche in questo caso i giudici si sono riservati di far conoscere la loro decisione nei prossimi giorni.
Il fallimento, disposto dal Tribunale di Imperia, era infatti già stato annullato in Appello e si attende ora il parere definitivo della Cassazione. Se l’annullamento fosse confermato la Porto di Imperia Spa tornerebbe “in bonis”. Il che vale a dire che non sarebbe più fallita e i curatori dovrebbero affidarne di nuovo la gestione ai titolari della stessa. Da qui la volontà dei privati di bloccare ogni tentativo di vendita del bacino prima della pronuncia della Cassazione. Una situazione intricata, considerato che fra i soci della Porto di Imperia Spa c’è anche lo stesso Comune.